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L'IMMAGINARIO DEI BAMBINI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

 

Ed eccoci finalmente! Ho l'onore di condividere sul mio blog questo incredibile progetto, reso possibile solo grazie ai piccoli aiutanti che ci hanno donato il proprio disegno.

 

Ecco quindi che, innanzitutto, mi aggrego alla gratitudine espressa dalla Dottoressa Donatella Caprioglio a tutti i bambini che hanno partecipato alla creazione dell'incredibile raccolta che tra poco potrete visionare tutti insieme:

 

GRAZIE CON TUTTO IL CUORE A...

Gioele, Alex, Rachele, Caterina, Riccardo, Sebastian, Vittoria, Greta, Mia, Joy, Matteo, Ammilli, Pierfrancesco, Vittoria, Tommaso, Ale, Adele, Anita, Emma, Caterina, Noah, Nicolas, Gianna, Anna, Lorenzo, Enrico , Giorgia, Dafne, Giorgia, Adam, Matilde, Publio Francesco del ciclo pre-scolare e alle bambine e ai bambini del ciclo scolare Lavinia, Marta, Eros, Alice, Rebecca, Youssef, Sofia, Benedetta, Pietro, Marco, Mariasole, Maria, Martina, Jaime, Lorenzo, Alice, Chiara, Matilde, Jacopo, Nicolò, Caterina, Adele, Chiara, Lisa, Giada. GRAZIE ALLE LORO MAMME, che hanno coinvolto i bambini in questo progetto. E GRAZIE A DONATELLA CAPRIOGLIO, che ha scelto il mio blog per raccontare l'immaginario dei bambini al tempo del Coronavirus.

Voglio iniziare questo articolo con il video in cui la Dottoressa presenta questo incredibile lavoro, per poi condividere l'intera restituzione dopo aver visionato tutti i bellissimi disegni.

 

INTRODUZIONE

Quando arriva qualcosa di grave, che sconvolge la routine di tutti i giorni, si ha la tendenza a riunirsi insieme per ristabilire il gruppo, l'unità personale che è stata attaccata. Ci si mette a parlare per recuperare il filo del discorso, perché è la nostra identità che rischia di essere colpita. Parlare serve per elaborare una emozione: la parola come ponte tra sé e il mondo esterno. Quando questo ponte si interrompe il blocco si trasforma in dolore fisico o psichico. Questo è valido sia per gli adulti che per i bambini.

 

Dopo la definizione da parte delle autorità sanitarie di ‘Pandemia’, termine sconosciuto e spaventoso per tutti noi, ognuno si è sentito personalmente attaccato di fronte all'impensabile e l'angoscia di essere protagonisti di un possibile contagio, quindi di essere vicini ad una possibile morte, ci ha portato a parlare tra di noi, a guardare ossessivamente i programmi televisivi per cercare di elaborare, immagine dopo immagine, parola dopo parola, lo choc subito da notizie molto allarmanti. Abbiamo avuto bisogno di aggrapparci a figure simboliche significative quale il Presidente della Repubblica o gli esperti di medicina o gli stessi medici e infermieri per proiettare su di loro la nostra necessità di una risposta di rassicurazione e di salvezza di fronte al caos.

 

E i bambini?

 

Come hanno vissuto questi eventi e quale paura ha suscitato in loro?

Come hanno potuto elaborare questa angoscia che hanno visto negli occhi dei loro genitori ed attraverso le immagini della televisione? 

Quali sono le loro rappresentazioni di questo fatto impalpabile che ci avvolge indistintamente, quali le loro proposizioni per aggredirlo, per proteggersi?

Quale spazio di ascolto e di parola abbiamo dato loro?

Quale spazio è stato dato all'intelligenza infantile?

 

Freud afferma che l'avvenimento traumatico non è significativo nel momento che si manifesta, ma prende il suo senso per il suo valore epigenetico. Ovvero questo fatto in qualche modo modificherà il nostro vissuto anche a livello di DNA. L'importante è comprendere nel più o meno lungo termine come questi avvenimenti traumatici possono influenzare lo spirito e la vita di un bambino.

 

Bettelheim, nella descrizione della sua esperienza nei campi di concentramento aveva notato che un cambiamento brusco di contesto implicava anche un cambiamento rapido del comportamento e della personalità. Cambiamento più radicale di quello che si può subire con una cura psicoanalitica.

 

E' innegabile che l'avvento del Coronavirus, finora sconosciuto con questa forma a tutti gli scienziati, ha modificato, per le sue conseguenze, la visione del mondo e il suo primo segno visibile è stata la caduta dei mercati finanziari e di pari passo il cambiamento repentino della nostra vita sociale fino alle modificazioni interiori in ciascuno di noi.

 

 

OBIETTIVI DEL PROGETTO

Partendo dalla certezza che nulla è più proiettivo di un disegno per un bambino (anche quando non lo vuole fare) e che attraverso questo dispositivo semplice ed immediato abbiamo la possibilità di capire, il vissuto interiore del soggetto che disegna, si è voluto proporre ai bambini una possibilità di esprimere le loro emozioni.

 

Già questo, di per sé, è terapeutico.

In questo studio, il punto di partenza è stato constatare, attraverso due disegni richiesti a bambini in età prescolare (4-5 anni) e scolare (6-8 anni), lo stato emotivo del mondo infantile in questo preciso momento.

 

È stato proposto ai genitori di chiedere ai loro figli di fare due disegni con due domande: 

“Puoi disegnare il Coronavirus?”

“Cosa si potrebbe fare per sconfiggerlo?”

 

La possibilità di rappresentare un fatto, nel primo disegno, è di per sé già un modo di elaborare l'emozione che questo fatto provoca, la richiesta, nel secondo disegno, di pensare ad una strategia per eliminare una preoccupazione condivisa in famiglia, porta il bambino ad essere attivo e non passivo come spesso accade nelle nostre case di fronte a situazioni così traumatiche. 

 

La semplice consegna di fare due disegni, permette una discussione sui fatti avvenuti, e da’, a noi adulti, la possibilità di avvicinarci all'immaginario infantile, all'impatto emotivo che questo avvenimento ha avuto nel mondo dei bambini, permettendoci così di essere più attenti e disponibili alle loro difficoltà.

 

LE DIFFICOLTA' DI PERCORSO

Molti genitori pensano che non è il caso di far disegnare qualcosa che fa paura ai bambini con la convinzione che per loro questo periodo è una vacanza e che è bene preservarli in un'isola di pace come rappresenta la famiglia.

Queste dichiarazioni danno l'indicazione della non conoscenza da parte degli adulti della capacità dei bambini di comprendere la realtà, negando loro così la possibilità di condividere le loro emozioni.

Questa negazione potrebbe essere interpretata come una difesa da parte degli adulti stessi che si sono sentiti attaccati, la loro difficoltà a contenere l'afflusso eccessivo di angoscia e poter mantenere quindi il proprio ruolo genitoriale. 

 

È bene sapere che il bambino ha un'intelligenza intuitiva, se capisce che i genitori non possono rispondere, preferisce non domandare. 

 

Ma come e con chi elaborare l'esperienza vissuta?

Daniel Stern, mostra che un bambino ha bisogno di uno specchio sonoro con la madre per scoprire e condividere le esperienze, non sentirsi isolato psichicamente e poter, al contrario, agire sulla sua vita interiore. Questo significa che lo scambio sonoro e verbale, costituisce per il bambino, la base del suo schema corporeo, e in un secondo tempo, mentale. 

L'esperienza dell'ascolto come specchio condiviso tra l'adulto e il bambino permette di trasformare le perturbazioni esterne in un'esperienza psichica.

 

Ora, vi invito a visionare tutti i disegni dei bambini attraverso il link che vi lascio qui sotto, dove potrete visionare un libro digitale che racchiude tutti i disegni raccolti. Per poi tornare a leggere le osservazioni della Dottoressa.

 

CLICCA QUI!

 

Osservazioni del primo disegno dei bambini (4-5 anni): “Puoi disegnare il Coronavirus?”

I disegni parlano da soli e per fortuna. In questa fase dello sviluppo psicofisico il bambino dimora nel suo mondo fantastico ed é dominato da pulsioni (orale, anale, fallica) che investono il suo corpo. I disegni dei bambini in età prescolare testimoniano di questo aspetto dalla grande predominanza di elementi legati all’oralità: ‘bocche che mangiano il virus, denti appuntiti medicine da prendere’, e all’analità: ’l’acqua della doccia che purifica o per lavarsi le mani, la puzza’. Infine, la gran predominanza vista l’età di elementi fallici: ‘pistole, spade, serpenti, lance appuntite, lame laser, punture, martelli’. 

E' interessante vedere come per certi bambini il virus è antropomorfizzato, (il virus è lui stesso) e questo per spiegare la visione egocentrica tipica di questa età, o percepito con immagini spaventose: la zucca di Halloween, la mamma cattiva che spande i suoi germi, la testa invasa, la puzza che pervade e dalla quale bisogna scappare. 

In tutti i disegni è chiara la percezione dell'elemento esterno (virus) e da come viene simbolizzato si capiscono facilmente i sentimenti che questo provoca nei bambini: spavento, ansia, ribrezzo, rabbia, aggressività e paura, (che si sconfigge magicamente diventando amici con il virus). 

L'uso del colore più o meno intenso rende più incisive o sfumate le emozioni, a volte controllate, altre volte nascoste con un tratto rabbioso.

 

Osservazioni del secondo disegno dei bambini (4-5 anni): “Cosa si potrebbe fare per sconfiggerlo?”

In questo secondo disegno emerge la capacità intellettuale del bambino, attraverso il suo mondo fantastico, di trovare soluzioni a qualcosa che lo spaventa. 

Questa dinamicità corrisponde anche ad una forza libidica impiegata dal bambino, un piacere, ad escogitare vie di sicurezza utilizzando gli strumenti culturali e immaginari che gli sono propri. Allora sarà: il vento, una medicina, una pistola, una barca che racchiude il ragno gigantesco, la casa famigliare o un ospedale, un hotel o delle punte che servono da barriera, una pozione profumata o l'acqua della doccia, il fuoco o un martello, la potenza di una puntura o i carabinieri, un semplice sole o un cuore che riassumono, in modo grafico e simbolico il ricorso ad un aiuto. 

In tutti i disegni, grazie alle spiegazioni trascritte dalle mamme, si capisce l'articolazione del pensiero, la strategia sempre differente e mai stereotipata di ogni bambino nel ricorrere al proprio bagaglio immaginario.

Sono tutti mondi a parte. 

Ognuno degno di attenzione, di un tempo di riflessione, di un' inchiesta da continuare. 

Si è increduli a pensare che bambini così piccoli abbiano strategie degne di un “generale di forze armate”, bello sarebbe approfondire il loro pensiero lasciandoci guidare dal loro mondo fantastico. Spesso forse, guardando e ascoltando attentamente, troveremmo soluzioni alle quali noi adulti, non riusciremmo ad arrivare.

 

Osservazioni del primo disegno dei bambini (6-8 anni): “Puoi disegnare il Coronavirus?”

Dai 6 ai 12 anni il bambino entra in una fase di latenza. È un periodo di calma, di ricomposizione del pensiero e preparazione  all’ondata successiva. Si manifesta una diminuzione dell’interesse sessuale e una maggiore attenzione per le acquisizioni intellettive e sociali.

Nei disegni dei bambini più grandi risulta subito evidente una normalizzazione del pensiero legata sia al periodo di latenza che all’apprendimento di codici sociali e morali. Il concetto di buono e cattivo, del bene e del male, del dovere di fare determinate cose o del divieto di farne altre, saltano all'occhio. 

Termini come agente patogeno o germe gelatinoso, o disegni con il pipistrello, esprimono una consapevolezza maggiore della realtà che li circonda, un tentativo anche, come facciamo noi con i vari virologi o scienziati, di razionalizzare la paura che pervade l'aria che li circonda. L'aria infatti da più bambini è percepita come pericolosa, sia attraverso il semplice starnuto del vicino sia dalla contaminazione ambientale che il virus stesso provoca. Rimangono vivi, essendo ancora molto vicini alla prima infanzia, le rappresentazioni magiche del virus come diavoletto cattivo e malefico perché attacca le persone o spiritello trasformato da serpente a sonagli al quale dare un abito di sgargianti colori. Il tratto più fermo e i colori più affermativi dei disegni esprimono una padronanza maggiore su quello che stanno percependo all'esterno.

 

Osservazioni del secondo disegno dei bambini (6-8 anni): “Cosa si potrebbe fare per sconfiggerlo?”

Meno pulsionali dei piccoli, i bambini scolarizzati esprimono un'accettazione delle regole di vita come lavarsi le mani, stare chiusi in casa, tossire sul gomito. Si vede una identificazione quasi totale agli schemi familiari e sociali e, se questa adesione al super-io li rassicura, dall'altra banalizza un po' le loro risposte. La casa è spesso disegnata, e quindi percepita, come baluardo di sicurezza assieme ai componenti della famiglia. I dettagli infatti si fanno più specifici e meticolosi. La cura del particolare, a volte la stessa disposizione delle varie stanze con gli oggetti al loro posto, indica il grande valore protettivo di questo spazio familiare. Se l'aria è contaminata e pericolosa, la casa è rassicurante e sana. Se l'esterno rimane immobile: no bici, no stare fuori, l'interno è un nido caldo e ben investito affettivamente.

Non mancano ricorsi alla scienza con la scoperta di un vaccino, anche se spesso diventa pozione magica che trasforma e annulla il pericolo o, come una bambina propone saggiamente, un ingrediente suggerito e segreto, che è: fare festa perché se una persona festeggia, guarisce. E forse potrebbe essere un pensiero non del tutto sbagliato visto la crescente depressione che comincia a lambire anche gli adulti.

 

 

CONCLUSIONI FINALI

Questo studio ha l'obbiettivo di testimoniare l'impatto emotivo del coronavirus sui bambini e sulla loro capacità di elaborare un avvenimento così misterioso, impalpabile, mondialmente  sconosciuto, e purtroppo altamente mortale.

 

Prendendo per assunto che i bambini, osservando lo sguardo dei loro genitori, percepiscono la realtà che li circonda, era importante, come indagine conoscitiva e proposta terapeutica, che loro stessi esprimessero, attraverso il disegno i loro vissuti, le loro paure, le loro soluzioni al riguardo.

 

Vivere un sentimento di incertezza, associato ad un'angoscia di morte più o meno celata, porta noi adulti a documentarci, a scambiare opinioni, a creare un movimento mentale dentro la nostra immobilità temporanea, che ci permette di gestire l'angoscia e tenere a bada emozioni contrastanti.

 

I bambini, al pari di noi, percepiscono la stessa preoccupazione, hanno fortunatamente un mondo fantastico che viene loro in soccorso, soprattutto i più piccoli, ma non sono risparmiati dalle stesse paure. Per questo è bene farli partecipi, con le dovute parole di quello che accade, e renderli attori, con i mezzi più adatti a loro, e il disegno è lo strumento proiettivo più semplice e potente, per la rappresentazione del loro immaginario. Condividere i loro pensieri con i nostri sarà un modo efficace per elaborare i sentimenti contrastanti di questo tempo speciale e sospeso.

 

Questi disegni, sia dei grandi che dei piccoli, testimoniano questa consapevolezza e la capacita di esprimere delle soluzioni al riguardo.

 

Se osserviamo bene, nella saggezza del bambino piccolo, ‘puer-philosophus’, vediamo delinearsi pensieri di attenzione e ricorso agli elementi naturali: l’acqua che sana, l’aria pulita, il fuoco che brucia, la casa che protegge. Questi i loro suggerimenti. Di tutto questo noi dovremmo occuparci per trovare la salvezza. 

I disegni sono chiari messaggi e la prova della capacità e potenzialità del pensiero infantile di capire e trovare una soluzione ai problemi.

 

Questo studio vuole essere un suggerimento ai genitori e una conferma delle potenzialità inventive del mondo infantile.

 

I disegni sono anche la fotografia storica di un momento eccezionale al quale ogni bambino, lo voglia o no, è invitato a partecipare.

 

Donatella Caprioglio

 

 

 

Bibliografia

Bettelheim B. Il prezzo della vita. Adelphi ;1965

Dolto F. La difficulté de vivre. Paris ,Gallimard;1995

Dolto F. L'image inconsciente du Corps. Paris, Le Seuil ;1984

Ferenczi S. Il ruolo del diniego nella teoria del trauma. Opere, vol 2 Guaraldi ;1973

Stern D. il mondo interpersonale del bambino. Bollati Boringhieri;1987

Freud S. Totem e tabù. Opere. Bollati Boringhieri, 1912-1914

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