ALIMENTAZIONE SANA A SCUOLA E IN FAMIGLIA

La settimana scorsa, presso la scuola materna di Predazzo, si è svolto un interessante incontro sull’alimentazione sana a scuola e in famiglia, condotto dal Dott. Andrea Maino, dietista, insegnante e consulente della Federazione provinciale delle scuole materne di Trento.

 

La serata aveva come primo obiettivo quello di trasmettere l’importanza di creare un rapporto sano con il cibo, poiché solo dopo arriva automaticamente anche l’assunzione il cibo sano. Spesso noi mamme abbiamo un approccio troppo forte, impositivo e apprensivo nei confronti dell’alimentazione, perché cerchiamo di trasmettere la nostra protezione anche attraverso il cibo. Mentre, per il bambino, questo serve esclusivamente per nutrirsi quando si ha fame.

 

Italia e Grecia detengono il più alto tasso in Europa con bambini in sovrappeso, nonostante la nostra famosa dieta mediterranea… quindi cosa c’è che non va? Succede che i nostri bambini assumono eccessivamente proteine, zuccheri semplici e sodio, mentre risulta carente l’apporto di ferro e fibre.    

 

E come si fa a trovare l’equilibrio giusto se ai bambini le verdure non piacciono? Andando a lavorare proprio su questa affermazione, perché così non è. La predisposizione e l’attrazione ai diversi gusti dipende da due aspetti: uno è innato e ci porta a prediligere i dolci, l’altro invece dipende dall’esperienza e dall’imitazione. Se noi genitori, nonni e compagni di asili mangiamo quotidianamente verdure e cibi sani, il bambino cresce con questa abitudine e per lui diventa la normalità, facendo suo questo stile alimentare. Sarà invece molto difficile pretendere che mangi broccoli e fagioli se il papà o la mamma non lo fanno!

 

A partire dallo svezzamento fino ai 4/5 anni si deve parlare di educazione al gusto. Il bambino sceglie un alimento in base al suo gradimento ed è il momento in cui si deve sperimentare per creare un forte livello di familiarità con più alimenti possibili.

Sono rimasta colpita dal numero di contatti che devono esserci prima che il bambino faccia proprio un nuovo gusto: una decina! E quindi ho ripensato a tutte le volte che ho perso la pazienza, quando Lavinia non voleva neppure assaggiare un nuovo cibo. Dovrò sforzarmi di essere più paziente per rispettare i diversi passaggi necessari: innanzitutto il primo contatto avviene con la vista, il bambino si limita a guardare il cibo. Poi c’è il tatto, per comprendere che consistenza ha il cibo. Segue l’olfatto e, infine, il gusto.

 

Ecco quindi l’importanza di non costringere ad assumere determinati alimenti e di trascorrere il momento del pasto in un ambiente sociale positivo e senza tensioni: “Non sporcarti”, “Stai attento!”, “Mangia composto”, “Non usare le mani!”, “Guarda tuo fratello…”. È durissima, spesso il momento del pasto mette i nostri nervi a dura prova! Ma dobbiamo concentrarci! Perché poi, già con l’età della scuola elementare, inizia la fase delle fobie, in cui il cibo acquisisce valori completamente diversi e inizia ad essere usato come motivo di ricatto. In questo periodo difficilmente si assaggeranno cibi nuovi, in quanto i bambini diverranno super selettivi. Se, però, nei primi anni di vita, avrà ricevuto una corretta educazione alimentare, ecco che da adulto ritroverà il gusto di mangiare tutto!

 

Ecco quindi qualche accorgimento:

1.             il bambino mangia se ha fame, riesce perfettamente ad autoregolarsi. È controproducente permettergli di fare tanti spuntini durante la giornata, se arriva davvero affamato al momento del pasto sarà più probabile che mangi tutto quello che gli presentiamo;

2.           il bambino mangia sano se ha un modello di riferimento, infatti impara per imitazione;

3.           Il bambino mangia se è presente un ambiente sereno e familiare;

4.           poche regole, ma precise!

 

Ricordiamoci che il bambino sa riconoscere QUANDO ha fame e, soprattutto QUANTO mangiare. Sta a noi adulti decidere responsabilmente il COSA.

 

Le porzioni dell’asilo, infine, che secondo noi genitori sono piccolissime, sono il giusto quantitativo necessario per la loro età. A casa, invece, tendiamo a sovrastimare SEMPRE le loro porzioni di almeno il 20%. E questo è un ulteriore aspetto che mi ha particolarmente colpito: se così non fosse, forse, non ci ritroveremmo a dover supplicare/rincorrere/ricattare i nostri bambini per mangiare gli ultimi cucchiai rimasti nel piatto!

 

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