PARLARE CON I NOSTRI BAMBINI

OGGI PARLIAMO CON... MARTINA, PSICOLOGA!

Sentiamo spesso la frase “i bambini sono delle spugne” e non c'è niente di più vero! Dobbiamo però considerare che questa loro capacità fondamentale (nasciamo tutti con un sistema cognitivo potenzialmente in grado di apprendere qualsiasi cosa), vale tanto negli apprendimenti scolastici, quanto per gli apprendimenti di comportamenti, pensieri ed idee che giungono dagli adulti.

 

Talvolta  ci lasciamo sfuggire commenti non proprio positivi che li riguardano, quali ad esempio “sei proprio una peste!”, “mi fai disperare”, che in alcuni casi possono rafforzare nel bambino proprio questo modo di essere e di comportarsi. Altre volte facciamo considerazioni  quali “cantare non è proprio il tuo forte”, incidendo inconsapevolmente sul senso di fiducia ed autostima. Perché accade?

I bambini  (soprattutto fino ad i 5 anni di età) sono molto concreti e credono a quanto viene detto loro: non hanno nessun motivo di dubitarlo, soprattutto se a dirlo sono gli adulti di riferimento! Questo accade  sia che si tratti di un evento o situazione, sia quando si tratta di loro stessi. Accade quindi che questi commenti vengano da loro assorbiti ed interpretanti come inevitabili caratteristiche del loro essere (“la mamma lo dice sempre che sono un terremoto!” oppure “la nonna mi ha detto che non so cantare”), talvolta con “strascichi” emotivi, anche se non sempre direttamente manifestati.

 

Bisogna dunque ricordare che il bambino è un interlocutore anch'esso ricco di sentimenti ed esperienze interne, che devono essere sempre esser tenuti in considerazione. Potremmo quindi sfruttare le mille orecchie dei nostri bambini  per sostenerli e ricordare che si ha fiducia in loro! Potrebbero sembrare delle banalità, ma il fatto di sapere che qualcuno crede in loro (soprattutto se si tratta di adulti significativi), è di  fondamentale importanza, e li aiuterà  ad aver fiducia nelle proprie capacità per affrontare senza paura anche nuove situazioni.

 

Con il tempo il bambino imparerà da solo a comprendere che forse il canto non è il suo forte e che preferisce continuare con il corso di nuoto. Se sostenuti da noi adulti, queste scelte avverranno in piena fiducia delle proprie capacità e dei propri limiti, aiutando il bambino a rafforzare il proprio senso di fiducia ed autostima.



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Commenti: 2
  • #1

    Stefania (sabato, 19 novembre 2016 18:48)

    Ciao, come possiamo invece ridurre i comportamenti da "peste" della.nostra bimba grande? Nel senso, purtroppo abbiamo forse rafforzato questo suo comportamento veramente disturbante (fare cose pericolose anche se le si dice che lo.sono e.che ci sono dei rischi, comportarsi male es. Lanciare cose, mordere la sorellina piccola di un mese, fare capricci per un no, sputare il cibo) e spesso le è stato detto da noi.genitori e dai nonni che è.una peste... E lei spesso dice:sono una peste! Come si può rimediare... Quale altro.modo abbiamo di comunicarle che sta sbagliando? Ripetutamente.... :(

  • #2

    Martina (martedì, 29 novembre 2016 21:11)

    Salve Stefania, come citavo nell'articolo, i bambini piccoli pensano prevalentemente in modo concreto e credono a quanto viene detto loro o a quanto sentono su di loro (anche se sembrano distratti da altro). Commenti quali “ sei una peste” possono averla portata a sentirsi “legittimata” a comportarsi nel modo in cui si è sentita descritta, pensando tra se e sé (“me lo dicono anche mamma e papà che sono così, non posso comportami diversamente”).
    Basandomi sulle sua breve descrizione, il mio consiglio potrebbe essere quello di provare a spiegare che alcuni comportamenti possono avere delle conseguenze non sempre piacevoli (tanto per se stessa quanto per gli altri) sia in termini di emozioni (“facendo così noi ci sentiamo...”), sia in termini di conseguenze fisiche (fare giochi pericolosi può portare a farsi del male o fare del male), magari utilizzando delle storie o racconti. Un altro suggerimento potrebbe essere quello di cercare di soffermarsi maggiormente sui “successi” della bambina (ad esempio “brava che hai riordinato”, oppure “grazie che mi hai aiutato ad apparecchiare la tavola”), in modo da valorizzare di più i suoi aspetti positivi, suggerendo implicitamente l'importanza di questi ultimi, togliendo piano piano “luce” a quelli negativi.
    Un saluto, Martina