I MIEI 30 ANNI

Mi guardo allo specchio.

 

Ho delle rughe sulla fronte, e cerco di autoconvincermi che sono di espressione.

 

Ho dei capelli bianchi, troppi. Dicono che è genetica, è così? Grazie mamma allora.

 

Ho due occhiaie che mi accompagnano in ogni mia giornata e che non sono capace di coprire neppure con il correttore.

 

E poi ho una cicatrice, che ha la forma di un sorriso. Laggiù, sulla mia pancia. E sorrido anch'io.

 

Ho trent’anni, qualche traguardo e altrettante sconfitte, alcuni rimpianti e pochi rimorsi. Dei dolori con cui devo ancora imparare a convivere, un’infanzia felice e spensierata, angoli di mondo che porto nel cuore e sogni ad occhi aperti alla scoperta del vero viaggio.

Sono una figlia, una moglie, una mamma, una sorella, un’amica. Quanti ruoli abbiamo, no? E come è difficile a volte incastrarli tutti. Ma sono il mio tutto, sono tutto quello che sono. Sono ciò per cui ho combattuto, sono quello che ho costruito in 30 anni.

 

Ho trent’anni e una sola nonna, più tre angeli custodi.

 

Trent’anni, ma una decina di amiche, di amiche vero intendo. Quelle che non ti rinfacciano che non ci si vede mai, ma quelle che ti mandano un messaggino con un cuoricino solo per ricordarti che sono lì. E penso a quel famoso caffè che ho promesso troppe volte, ma che per loro è buono anche freddo.

 

Una vita di passioni diverse, iniziate, abbandonate, coltivate. Da piccola volevo fare la ballerina e la pediatra. A trenta anni faccio marketing e ballo sulla colonna sonora di Frozen.

 

Ho mio marito. Lui è la mia roccia e mi sprona a tirare sempre fuori il meglio di me. Il meglio che troppo spesso è il solo a vedere, quando il mio lato pessimista prende il sopravvento.

 

Trent’anni e due gioielli che sono il mio tutto. Quattro occhioni puri e profondi che hanno stravolto la mia vita, il mio essere, le mie priorità. Trenta anni che fanno di me una mamma giovane e dinamica, ma anche una mamma stanca e frequentemente nervosa. Una mamma che troppo spesso si addormenta con sensi di colpa e che si aggrappa alla speranza che sia vero che “non importa la quantità, ma la qualità”.

 

Non ho tatuaggi, ma parecchie cicatrici sulle gambe a ricordarmi la mia infanzia da maschiaccio.

 

Non ho vizi, ma compenso con un pessimo carattere: impaziente, impulsiva, acida troppo spesso. Raramente dò una seconda possibilità e non dimentico.

 

Ma amo circondarmi di persone vere e belle. E mi sento davvero, davvero fortunata.

 

Direi che la crisi dei trent’anni può aspettare. Sì, può aspettare.



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