COSE DA FEMMINA E COSE DA MASCHIO. E CHI LO HA DETTO?!?

 

Più i miei bambini crescono e più si accentuano due cose che mi danno particolarmente fastidio: costringerli a baciare le persone quando non vogliono e sentire vecchie e noiose frasi sugli stereotipi di genere.

 

“Il rosa non è un colore per maschietti”, “Le femminucce non si arrampicano sugli alberi”, “I maschi non piangono”, “Che brava che aiuti la mamma a cucinare, come una vera donnina”.

 

Ma se invece di cadere in queste patetiche affermazioni, stimolassimo realmente le pari opportunità? Perché è da qui che si inizia, e molto prima di avere 18 anni e il diritto al voto…

Si comincia con i colori più indicati, con i personaggi dei cartoni animati, con lo sport, per poi arrivare a classificare i giusti lavori per una donna, che necessariamente dovrà sacrificare la propria carriera a favore di quella dell’uomo, che no, non sta bene che faccia un lavoro part time per gestire la casa e la famiglia.

 

E si finisce per dimenticare che, prima ancora di essere maschio e femmina, siamo persone con proprie personalità e passioni, che troppo spesso vengono schiacciate dal peso del condizionamento della società.

 

Ecco questi pensieri non credo di averli mai fatti su me stessa e non riesco a quantificare quanto la mia vita sia stata condizionata da questi stereotipi di genere. Ma sui miei figli eccome che li faccio. E non mi sta bene. Li appoggerò sempre e cercherò di assecondare ogni loro passione, per far sì che, almeno in famiglia, possano sentire meno la pressione di questi condizionamenti.

 

Il tutto mentre Lorenzo aspira con massima concentrazione le briciole di pane sotto il tavolo e Lavinia gioca con le macchinine che hanno regalato al fratello.

 

Vi lascio quindi con alcuni spunti di riflessione. Il primo è il video che ho condiviso due giorni fa sulla pagina Facebook di Mamma Dolomitica che mi è piaciuto davvero moltissimo:

 

 

Il secondo è il sito www.giocodelrispetto.org. Si tratta di un progetto (oggetto di molti attacchi) che nasce nel 2013, pensato per le scuole d’infanzia da un team di lavoro multidisciplinare composto da una psicologa, una consulente di comunicazione e un’insegnante. Diverse competenze, ma accomunate dalla sensibilità per il tema dell’equilibrio e del rispetto tra i generi. Dal 2016, inoltre, si affianca una versione pensata per le famiglie, quattro diversi giochi da tavola, accessibili a tutti e opportunamente adattata dal progetto scolastico. Il gioco del rispetto è indicato dai 3 ai 7 anni e si può giocare fino a 10 persone.

 

Infine, per i più attenti al tema, ora è stato esteso il no gender anche nella moda bambini. Nel 2016 Zara aveva lanciato una collezione di abbigliamento unisex rivolta agli adulti chiamata "Ungendered", mentre questo anno John Lewis, proprietario dell'omonima catena di grandi magazzini inglesi, ha esteso l'abbigliamento no gender ai bambini fino ai 14 anni. Quindi niente più reparti separati per abbigliamento bambina e bambino e niente più etichette di genere, sostituite dalla dicitura "Girls&Boys" o "Boys&Girls". Ovviamente anche questo progetto è stato fortemente attaccato, ma l'obiettivo di questa iniziativa è stato solo quello di suggerire che il criterio di acquisto non deve essere legato esclusivamente all'appartenenza ad un genere, ma a ciò che piace!

 

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